25 dicembre (Natale): “Miracolo a Natale” di Giacomo Bernardi – Borgo Val di Taro (PR)

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Miracolo di Natrale BorgotaroDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante la ricorrenza del Santo Natale (25 dicembre), intitolato “Miracolo a Natale”.

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Miracolo a Natale

Un mattino di Natale di tanti anni fa, un’incredibile sorpresa attendeva i borghigiani che stavano uscendo dalla chiesa di San Antonino, dopo la Messa di mezzogiorno.

Nell’aria tersa e gelida, appena mitigata dal sole da poco apparso, stavano “scoppiando” qua e là delle parole: “Buon Natale”, “Auguri”, “Buona notte”, “Buone feste” e tutto ciò senza che nella piazza vi fossero persone.

Cosa stava mai accadendo….?

*

La notte precedente, vigilia di Natale, un grande freddo aveva colpito la valle: il Taro e gli affluenti erano completamente ghiacciati, tanto che i mulini da qualche giorno non riuscivano più a macinare.

Per le vie del Borgo era difficile camminare a causa di un sottile strato di ghiaccio, e tutti erano rimasti nelle case al caldo delle stufe e dei camini dopo aver mangiato parpadelle, anguilla e verzolini.

Soltanto qualche giovane s’era recato in casa d’amici per la solita tombolata.

Per le vie del Borgo: nessuno.

A mezzanotte suonarono le campane a lungo per annunciare la Messa e, quasi d’incanto, dai portoni cominciarono a sciamare donne, uomini, giovani, bambini, tutti imbacuccati e insciarpati ch’era impossibile riconoscerne il viso.

Si muovevano veloci, seppur guardinghi, alla scarsa luce dei pochi lampioni che, appesi all’angolo delle strade, erano ornati di lunghi “candelotti” ghiacciati.

Nessuno voleva mancare alla nascita del Bambino.

La chiesa illuminata, il suono dell’organo, i canti del coro, l’addobbo sontuoso, il profumo d’incenso erano sempre uno spettacolo da non perdere per chi ancora non conosceva cinema, radio, dischi, televisione…

Quando il parroco diede inizio al canto, la chiesa era colma di popolo attento e partecipe che sapeva rispondere in latino: “Regem venturum dominum, venite adoremus”.

Fuori il freddo aumentava sempre più e, nel colmo della notte, quando a Messa finita i borghigiani uscirono di chiesa, era difficile perfino respirare.

Miracolo di Natrale BorgotaroMa era Natale e sul sagrato e nel piazzale tutti si fermarono, sia pure per poco, a scambiarsi gli auguri: “Buon Natale”, “Buone feste”, “Auguri”, “Buona notte”.

Il freddo era però tale che le parole, appena uscite di bocca, ghiacciavano senza divulgarsi per l’aria.

Cosicché chi si scambiava il saluto, la stretta di mano, non udiva le parole che accompagnavano il gesto.

E le parole rimasero congelate nell’aria della piazza, aleggiando dentro nuvolette invisibili di ghiaccio, in attesa di un tepore che le avrebbe rivelate alla gente.

Ecco perché il giorno seguente, a causa di un lieve attenuarsi del freddo, coloro che stavano uscendo dalla Messa di Mezzogiorno poterono assistere all’esplosione di parole d’augurio.

Le nuvolette di ghiaccio si erano infatti sciolte e nel piazzale si erano finalmente rivelate quelle parole che, nella notte, erano uscite dal cuore dei borghigiani: “Buon Natale”, “Buone feste”, “Auguri”, “Buona notte”.

Ar Lünariu burg’zan 1987

 

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