13 dicembre (Santa Lucia): “La notte di Santa Lucia (1° racconto)” di Giacomo Bernardi – Borgo Val di Taro (PR)

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Santa Lucia Mario PreviDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante la ricorrenza di Santa Lucia (13 dicembre), intitolato “La notte di Santa Lucia (1° racconto)”.

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La notte di Santa Lucia (1° racconto)

Che Natale fosse alle porte, te n’accorgevi qualche settimana prima.

Solitamente, ai miei tempi, il primo annuncio veniva dalla neve quasi sempre presente in quel periodo.

Non è un caso che un noto proverbio borghigiano dicesse:

“Pr’i Santi la nèiva int’i campi

p’r San Martèin la nèiva int’i camèin”.

Poi te lo ricordavano i canti di galli, galline e stonati capponi, animali che in quel periodo dell’anno venivano custoditi in tutti i solai, ma anche in capuner’ tenute in un angolo dell’abitazione.

Così che, di buon mattino, venivi svegliato da quei concerti.

Non v’era famiglia, infatti, povera che fosse, che per il Natale potesse rinunciare al tradizionale cappone e a qualche ruspante pollastro.

Ma forse la ricorrenza che più d’ogni altra annunciava l’arrivo del Natale era quella di Santa Lucia.

Già: Santa Lucia.

Quanto l’attendevamo un tempo!

E quanto ne approfittavano genitori, zie, nonne per tenerci buoni. “Guarda che se fai così…”; “Guarda che se non mangi…”; “Guarda che se non studi…”; “Guarda che se non ubbidisci…”.

I puntini sostituiscono la conseguenza, la minaccia, che era “…Santa Lucia non passerà o porterà del carbone”.

Doni, regali, giocattoli: li vedevi per Santa Lucia, raramente per il resto dell’anno.

Naturale che la si aspettasse con ansia, che fosse un giornata, una ricorrenza capace di farci sognare.

Santa Lucia mica passava “gratis”.

Bisognava rispettare certe regole.

In primis le minacce di mamme, zie e nonne: “Guarda che se…..”, ma poi bisognava scrivere alla Santa una letterina per chiederle cosa doveva portarci in regalo nella fatidica notte tra il 12 e il 13 dicembre.

Quando si scriveva la letterina, la mamma ti seguiva attenta.

Aveva già in mente cosa regalarti e non voleva che tu chiedessi la “luna”.

Tu magari scrivevi: “Voglio una bella bicicletta”.

E la mamma: “Ma cosa ne fai, non vedi che c’è la neve.

E poi sei ancora piccolo. Magari l’anno prossimo”.

Insomma i vostri desideri restavano tali.

Alla fine, nella letterina, finiva la richiesta di un giocattolo modesto, compatibile con le casse della famiglia, e la mamma sapeva già dove acquistarlo e a quale prezzo.

Non vi dico, poi, le precauzioni che bisognava prendere quella sera.

Mangiare quello che c’era e zitti, poi bisognava mettere presso il camino, o sul davanzale della finestra, la scarpa, senza dimenticare un poco di paglia per sfamare il povero asinello che, carico di regali, girava in lungo e in largo le vie del paese.

Poi, via a letto, chiudere gli occhi e addormentarsi immediatamente perché “la Santa non vuol lasciarsi vedere”.

Santa Lucia Mario PreviUna parola addormentarsi quella sera in cui si sperava che arrivasse un bel dono.

“Se un bambino cercherà di vederla, addio doni, e se il bambino non sarà stato sufficientemente buono durante l’anno, al posto dei doni richiesti, riceverà soltanto del carbone”.

Così ci dicevano.

Mai come in quella sera la mamma s’affacciava continuamente per controllare se ci eravamo o meno addormentati.

Noi si tenevano gli occhi chiusi per finta, ma poi la stanchezza aveva il sopravvento e ci si addormentava.

Per fortuna che al risveglio non v’erano regole da seguire, così appena aperti gli occhi, giù dal letto e via di corsa al camino o al davanzale.

Belli o meno che fossero i doni, si faceva gran festa e per casa v’era un gran trambusto.

Ma bisognava andare a scuola, e a malincuore abbandonare per qualche ora il nuovo giocattolo.

A scuola, quel mattino, c’era un brusio particolare.

Le domande si susseguivano: “Cosa ti ha portato?”; “E a te?”; “A Luigi un trenino”; ” A Fabio una trottola”.

E c’era anche chi voleva rovinare la festa: “Maestro, Enrico dice che Santa Lucia è la nostra mamma. È vero?”.

Il maestro, che non poteva dire bugie, si barcamenava in modo tale che ognuno restava della propria idea.

Noi che “credevamo” in Santa Lucia e al suo asinello, tanto che la paglia era scomparsa a riprova del passaggio del quadrupede, ci toccava una presa in giro da parte di chi il gioco l’aveva scoperto.

Così, sotto il naso, ci cantavano questi versi:

Santa Lücia

la scarpa l’è la mia

la bursa dal papà

Santa Lücia l’è me ma’ (1-continua)

Da: G. Bernardi – “S’ v’duma p’r l’ fest’ – Ar Natal’ burg’zan” , di prossima, lontana, pubblicazione…..

L’immagine: Santa Lucia, come la vede Mario PreviSanta Lucia Mario Previ

 

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