MEDICINA POPOLARE: la tradizione orale mantiene viva la conoscenza di antiche pratiche curative – Albareto (Parma) – da “ALBARETO INFORMA” del 1995

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ALBARETO INFORMA (1) ElleboroLa “Medicina Popolare”, antica attività del territorio e parte integrante della storia e delle tradizioni, rischia ormai anche di essere dimenticata, e per questo motivo riportiamo volentieri l’articolo pubblicato nel giornalino “ALBARETO INFORMA” del 1995 dal titolo “MEDICINA POPOLARE: la tradizione orale mantiene viva la conoscenza di antiche pratiche curative”, a cura di Angela Gotelli, che vede protagonista il contadino-erborista.

 (guarda i post Antichi, mestieri)

Elleboro Foetidus - spüssacü’ (10)

ALBARETO INFORMA (2) ElleboroI contadini-erboristi, che riconoscevano ed utilizzano le piante attribuendo loro proprietà specifiche (custodi di segreti tramandati da padre in figlio), svolgevano un’attività che ci ricorda il nostro passato e la sapienza dei nostri padri i quali, ogni giorno, realizzavano “medicine” per la cura dei bovini, dei suini ecc., spesso unico mezzo di sostentamento per “il vivere” quotidiano della famiglia.

(guarda i post Origini)

… testo tratto dal giornalino ALBARETO INFORMA del 1995

MEDICINA POPOLARE: la tradizione orale mantiene viva la conoscenza di antiche pratiche curative

(di Angela Gotelli) 

Elleboro Foetidus - spüssacü’ (24)La nostra montagna offre al visitatore un paesaggio naturale incantevole.

Rappresenta, per le sue vallate aperte, a “fazzoletto”, l’Alto-Adige dell’Appennino tosco-emiliano.

Un tempo gli abitanti di questo territorio praticavano in prevalenza, come mezzo di sostentamento, l’agricoltura e l’allevamento dei bovini.

In questo ambiente il contadino ha sviluppato una propria cultura, di cui la medicina popolare ne rappresenta un aspetto.

Forse più che nelle borgate o nelle città, ancora oggi le nostre medicine profumano d’erbe e di campi.

Tra gli abitanti di questi monti è possibile, ancora oggi, trovare alcuni guaritori tradizionali, “medgon” o “medgonne”, depositari di antiche pratiche curative.

Le loro terapie possono agire efficacemente sia sugli uomini sia sugli animali.

La cura del bestiame ha da sempre avuto un ruolo importante per l’economia di sussistenza in cui versava il contadino.

Era, ed è ancora oggi, compito suo provvedere alla salute dei propri animali.

Non è difficile trovare contadini-erboristi, che riconoscono ed utilizzano le piante attribuendo loro proprietà specifiche.

Come veterinari usavano per la cura dei bovini, dei suini ecc … l’Elleboro.

Questa pianta presenta in natura varie specie:

– l’Elleboro nero (Helleborus niger), considerato una delle “erbe delle streghe”, veniva utilizzato dalle madri per scacciare il malocchio, le invidie ecc … , ricadute sui bambini;

– l’Elleboro puzzolente (Hellebòrus foetidus), “u-luserciu”, usato prevalentemente in Val di Vara: un pezzetto del rizoma veniva inserito, in primavera, nella giogaia dei bovini, alcuni giorni prima di mandarli al pascolo (pratica in uso sino agli anni ’60).

– l’Elleboro verde (Helleborus viridis), chiamato popolarmente “erba da reisa”, usato contro l’inappetenza, la febbre e l’impotenza degli animali.

Elleboro Foetidus - spüssacü’ (25)Dell’Elleboro, sia la specie verde sia quella puzzolente, a seconda dei paesi, si utilizzava il rizoma, “a-reisa” o “reixa” , “reisza”: un pezzetto· veniva infilato nella giogaia dei bovini, “in t’a barben-na” oppure nel padiglione auricolare dei maiali, per sfruttare le sue proprietà cordiali e aperitive.

Lo stesso procedimento, sempre compiuto praticando inizialmente un’incisione circolare sulla pelle mediante l’impiego della lesina, “a-leisena”, l’attrezzo dei calzolai, in cui si inseriva il rizoma, era utilizzato come antibiotico e febbrifugo.

Secondo la tradizione l’Elleboro avrebbe anche proprietà afrodisiache, pertanto si somministrava alle mucche al fine di ottenere una maggiore ricettività durante la fecondazione naturale.

Il dosaggio era fatto da mani esperte: colui che praticava la terapia controllava attentamente la reazione dell’animale, non oltrepassando quasi mai i due giorni di somministrazione.

Elleboro Foetidus - spüssacü’ (19)Occorreva, inoltre rispettare il tempo di raccolta della pianta perché questa avesse maggior virtù: alcuni la raccoglievano tra S. Pietro e S. Giovanni, altri la vigilia di Natale, altri ancora a Carnevale.

Il rizoma veniva subita mente fatto seccare e conservato per le eventuali pratiche.

Ancora oggi in Val Ceno l’Elleboro, verde e puzzolente, è usato nella cura delle artriti applicando la polpa del rizoma sulla parte dolorante.

Angela Gotelli

Immagini tratte dal post 

Helleborus Foetidus (in dialetto spüssacü’) “il fiore che sboccia d’inverno” – Albareto (Parma) 27 gennaio 2015 – “flora multicolor”

Scrivere su un blog queste informazioni, crediamo sia utile per far per rivivere, riscoprire e ricordare le magiche atmosfere lavorative degli antichi mestieri rurali dei nostri nonni, nella quiete della montagna …

… una tradizione, fonte di sostentamento nel passato per le popolazioni di montagna, che ci appartiene.

(guarda i post ”Antichi, mestieri“ e “Origini“)

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