Le “Calende” e la ricorrenza del tresendì (13 gennaio) in Val Gotra

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Nella mia zona (Val Gotra) si accoglie festosamente il tredici di gennaio.

In questo giorno si festeggia la fine delle “calende” e l’inizio del nuovo anno un po’ come un Capodanno.

Il tutto ha a che fare con “il calendario in uso al tempo dei Romani e alle correzioni che vi portò Giulio Cesare“(dal sito di Giacomo Bernardi)

Questo “rito” del “tresendì” pare consista nel ritrovarsi (filosso – Momenti di civiltà contadina: Ar filosu) con i propri famigliari, amici, conoscenti, vicini di casa e mangiare in compagnia  padeletti (frittelle di Farina di Castagne) e frisou (frittelle di farina di grano). Gli ingredienti sono semplici, farina di grano o di castagne,  cipolle o mele, sale o zucchero, lievito e strutto per la frittura, tutti prodotti della campagna.

 

 

Mario Previ - Interno di casa contadina

Mario Previ – Interno di casa contadina

Il tresendì (tredicesimo giorno) come abbiamo detto è il giorno di chiusura delle le calende.

Cosa sono le Calende? Le “calende” sono un metodo empirico dei contadini della mia zona (Val Gotra e non solo), per prevedere il tempo (meteo).Le “calende” o “giorni indicatori” sono i primi dodici giorni dell’anno. Osservando i fenomeni atmosferici  dei primi 12 giorni dell’anno (le calende) si supponeva che rispecchiassero le condizioni atmosferiche dei successivi 12 mesi.

Naturalmente, non c’è niente di dimostrato o scientifico, tuttavia, molte volte la verifica mi ha sorpreso.

I primi giorni del 2012 sono stati incantevoli, giornate soleggiate e clima mite le previsioni il “bollettino meteo calende 2012” sembra buono.

Ecco la  ricetta per la preparazione dei frisou che piacciono ai miei famigliari e che preparo sempre per il trezèndì:mi riescono sempre bene sono veloci non hanno bisogno ne di robot ne di impastatrici basta una ciotola e una forchetta, perciò li consiglio.

Ingredienti: 500g di farina – 580 ml di acqua tiepida – 1 cubetto di lievito di birra – 1 + 1/2 cucchiaino di sale – strutto per la frittura

Procedimento

In una parte dell’acqua sciogliamo il lievito. In una ciotola mettiamo la farina, aggiungiamo il sale diamo una mescolata e in un secondo tempo aggiungiamo il lievito sciolto e l’acqua. Mescoliamo con la forchetta che ci aiuterà a sciogliere i grumi: l’impasto risulterà molle e appiccicoso, non liscio.

Lasciamo lievitare per un’ora e mezza. A questo punto prendiamo una padella facciamo sciogliere lo strutto portiamolo a temperatura per friggere. Aiutandoci da un cucchiaio ricoperto di strutto caldo e  con delicatezza preleviamo dalla ciotola delle piccole porzioni di impasto lievitato e friggiamole.

Le frittelle (frisou) si possono servire con l’aggiunta di sale o zucchero come dolce.

Si può aggiungere all’impasto mele o cipolla per una variante più saporita.

La mia famiglia li gradisce così, semplici come il pane, in accompagnamento a dei salumi.

Annotare su un blog e  usare la tecnologia per trasmettere queste informazioni: “le calende” e i “riti”dei vecchi contadini penso sia importante per cercare di recuperare il nostro passato, la cultura, le tradizioni, e gli usi locali che ancora oggi nel mondo rurale sono tramandati da padre in figlio.

Alegrafia

Immagini delle fasi della preparazione della ricetta

approfondimenti

al sito di Giacomo Bernardi

La pusèina

Difficile stabilire le origini e i motivi di questa ricorrenza che cade il 13 gennaio.

Innanzi tutto il nome: da cosa deriva? La prima risposta che ci venne alla mente qualche anno fa,  era che il termine stesse per “dopusèina” (dopocena), poi abbreviato in “pusèina”.

Lo lascerebbe supporre il fatto che in quella giornata c’era l’abitudine di ritrovarsi alla sera, dopo cena, (pusèina) in qualche abitazione per mangiare insieme  frittelle di mela e padeletti. Insomma un “filosso” speciale.

La spiegazione poteva accontentarci fino a quando non abbiamo scoperto che la ricorrenza era festeggiata anche a Tornolo, dove però è ricordata come “u tredezèin”, ossia il “tredicino”.

E allora? Allora spiegazione rimandata, se mai sarà possibile darla.

Però qualche idea l’abbiamo, ma la cosa è lunga da spiegare ed ha comunque a che fare con il calendario in uso al tempo dei Romani e alle correzioni che vi portò Giulio Cesare.

7 comments

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  1. ecco perchè si festeggia il trezendi

  2. grazie alessandra

    • anna maria on 14 gennaio 2012 at 17:14
    • Reply

    a proposito delle calende…mia madre diceva che quando la calenda è chiara il mese è scuro….speriamo di no, perchè sarebbe veramente un anno di…pioggia!!!

    1. Sono d’accordo, anche se mi trovo a dover contraddire quanto ho avuto occasione di scrivere in passato. Calenda chiara, mese scuro. Ci aspetterebbe una bruttissima annata.
      C’è un’ancora di salvezza. Un detto borgotarese afferma:
      Di tutte le calende non mi curo
      se la notte di San Paolo non dà scuro.

      Attenzione ho qualche riserva sul NON. Non sono sicuro che ci voglia o meno. Aiutatemi nella ricerca.
      Un saluto
      Giacomo

      1. grazie mille delle preziose informazioni…..Ale

    • mario previ on 16 gennaio 2012 at 16:08
    • Reply

    complimenti Alessandra, anche da parte di G. Bernardi

    1. grazie, troppo buoni….Ale

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