11 novembre (San Martino): “Fa san Martèin” – a cura di Giacomo Bernardi – Borgotaro (PR)

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San Martino Mario PreviDi seguito il testo di Giacomo Bernardi (appassionato della storia e delle tradizioni di Borgo Valdi Taro, Parma), riguardante la ricorrenza di San Martino (11 novembre), intitolato “San Martino” (tratto da “Aspetti di civiltà contadina in Valtaro”).

11 novembre: San Martino
Oggi la ricorrenza di San Martino è diventata una data come tante altre. Ma un tempo era una giornata molto importante. “Fa san Martèin” significava cambiar casa o, per i mezzadri, cambiar podere. Era in quel giorno che i vari contratti scadevano e bisognava decidere se rinnovarli o mutar padrone, sia dell’abitazione che del podere.

 

San Martino

Se il giorno di San Valentino segnava il tempo per riprendere i lavori dopo la lunga sosta invernale, la ricorrenza di San Martino, che cade l’11 novembre, segna la fine dell’annata e l’inizio del lungo riposo.

La stagione dei grandi raccolti (melica, vendemmia, castagne) era ormai alle spalle, il grano era stato seminato ed era tempo per il contadino di tirare le somme del suo lavoro e fare il bilancio dell’intera annata.

A San Martino si pagavano gli affitti dei campi e delle case, e scadevano i vari contratti.

Era tempo di scelte importanti: la famiglia riunita doveva decidere se riconfermare i vecchi contratti o stabilirne di nuovi.

Per questo il cambio di casa o di podere lo si faceva per San Martino e l’espressione che si usava allora per indicare questi traslochi era quella di ” fa San Martèin”.

In quel giorno, ed in quelli immediatamente successivi, dopo aver proceduto alle ultime spartizioni con il “padrone”, si potevano veder passare per le strade i carri carichi di masserizie con le “gabbie” che rinchiudevano galline e conigli, e con componenti la famiglia al seguito impegnati nel tenere per la corda chi una mucca, chi un asino, chi la pecora e chi il maiale.

Masserizie, vestiario e quant’altro costituiva patrimonio della famiglia, erano così poca cosa che quasi sempre bastava un solo viaggio per trasportare il tutto.

Rimaneva un legame, spesso, con il podere che si abbandonava: il grano che si era seminato sarebbe stato ancora mietuto, trebbiato e diviso con il vecchio “padrone”.

Era tempo anche di spese, rapportate naturalmente al bilancio: “P’r San Martèin s’ vesta al grand’ e anca al picèin” (Per San Martino si veste il grande e anche il piccino).

Al mercato si acquistavano, infatti, capi pesanti, scarponi, berretti che sarebbero serviti per l’inverno.

Passato San Martino, ci si avviava alla stasi invernale e alla sospensione, quindi, dei lavori in attesa della nuova annata.

Tratto da “Aspetti di civiltà contadina in Valtaro” – Acqueforti di Mario Previ – Testi di Giacomo Bernardi-1982.San Martino Mario Previ

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