La diga di Montegroppo (1918) – Un quarto d’ora con Ernesto Sabini – Albareto (PR) – “Il Pellegrino delle valli Gotra e Arcina (1985)”

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diga Montegroppo (100)Ecco un piccolo racconto del 1918, tratto da “Il Pellegrino delle valli Gotra e Arcina (1985)”, sulla Diga in località Bini di Montegroppo nel comune di Albareto (Parma).

fonte – “Un quarto d’ora con Ernesto Sabini – La diga di Montegroppo” da “Il Pellegrino delle valli Gotra e Arcina” – Pasqua 1985

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Immagini tratte dal post “Foliage” nel torrente Gotra – Diga di Montegroppo – Albareto (PR) – 28/10/2015

La diga di Montegroppo (1918)  

Diga Montegroppo (121) foliageI lavori furono diretti dalla ditta dei fratelli Manlio e Tullio Buratti, rispett. ingegnere e ragioniere, che escogitarono il sistema di combattere non in .. prima linea al fronte, ma rifugiandosi quassù, insieme a profughi veneti e prigionieri austriaci, così trovarono lavoro e rifugio.

La calce era fatta sul posto: di pietre ve n’erano in abbondanza, la legna, specialmente le fascine erano portate dalle donne ricevendo un compenso di 5 franchi al giorno, mentre gli uomini: 7 franchi (il contratto per rifornire di fascine le fornaci della calce era stato fatto tra la ditta e Raffaele Bassoni di Groppo).

Diga Montegroppo (116) foliageI prigionieri austriaci erano alloggiati nella casa di Pasquino Zecca.

In quel tempo di vera fame per tutti non passava certo il furgone per raccogliere i rifiuti, anzi … di un cane da caccia per di più svelto per la magrezza furono perse le tracce proprio davanti a quella casa.

Le condizioni dei prigionieri erano così precarie da procurare l ‘intervento del Dott. Domenico Gotelli, che prese le difese dei poveri austriaci.

Con grande soddisfazione fu accolta la notizia dell’armistizio (e poi di pace) del 4 novembre 1918.

Ernesto partì e andò dall’Angela, madre di Ezio Spinetta per farsi dare la fisarmonica e festeggiare il lieto evento tanto più che lo sposo sarebbe presto ritornato.

Così nella gioia comune si continuò cantando e suonando fino a mezzanotte.

Tornando alla diga, mentre s’andava riempiendo dal fluire dell’acqua, nel letto sotto stante venivano scaricati i tronchi di faggio (da inviare al fronte per trincee, rifugi sotterranei, camminamenti … ), quindi, aperte le bocche di scarico, l’acqua scendeva con violenza e sollevava i tronchi portandoli a valle; sennonché essi arenandosi tra le due sponde trattenuti anche dai rami e dalle piante, dovevano essere liberati e rigettati al centro della corrente.Diga Montegroppo (179) foliage

La … inutile fatica era fatta fino a poco sopra Cramignasco, quindi i faggi andavano a … stagionarsi sotto i tetti (una buona parte almeno).

Qualche anno dopo tutte le attrezzature, gli impianti andarono a “ramengo”: i fili della teleferica utilizzati per recinti, molti tronchi inutilizzati, perfino la cassetta del telefono, balocco dei giovani pastori e così la guerra causava danni non solo dove veniva fatta, ma procurava squilibri anche in tutto il tessuto civile.Diga Montegroppo (170) foliage

Terminando questo breve scorcio di passato, giova ricordare che sul muro della diga si può scorgere uno con una “resta” di pesci” è il cugino del fotografo Ernesto, Samuele Sabini ora a Rino Nevada, in America, con la famiglia.

La foto scattata da Ernesto Sabini nel 1918, ritrae la diga costruita nello stesso anno sopra i Bini.diga Montegroppo (101)

fonte – “Un quarto d’ora con Ernesto Sabini – La diga di Montegroppo” da “Il Pellegrino delle valli Gotra e Arcina” – Pasqua 1985

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