Don Agostino Viviani, il Cappellano degli Alpini dal cuore d’oro (di Maria Elena Chiappari) – Da “L’Araldo della Madonna di San Marco” del 2011- Bedonia (PR)

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Don Agostino Viviani (100)Di seguito il testo e le immagini dell’articolo inserito nella rubrica “Unità Pastorali”, intitolato “Don Agostino Viviani, il Cappellano degli Alpini dal cuore d’oro (Le penne nere dell’alta Val Ceno ricordano il loro fondatore a 40 anni dalla scomparsa)”, servizio riguardante Don Agostino Viviani (morto il 31 dicembre 1970), di Maria Elena Chiappari.

L’articolo è inserito nell’“L’Araldo della Madonna di San Marco” (Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA (Parma) – N. 1 – Gennaio 2011) 

Don Agostino Viviani, il Cappellano degli Alpini dal cuore d’oro

Le penne nere dell’alta Val Ceno ricordano il loro fondatore a 40 anni dalla scomparsa

Omaggiata anche la tomba di Don Giuseppe Cavatorta, guida spirituale della vallata, morto recentemente

Don Agostino Viviani (101) AlpinoUn uomo dalla scorza ruvida e dal cuore d’oro, dallo sguardo fiero, lo spirito arguto e cameratesco, la grande abilità oratoria e la spontanea simpatia, aliena da qualsiasi fronzolo.

Insomma, un perfetto prete Alpino.

Questo è il ritratto di don Agostino Viviani che, a 40 anni dalla morte, emerge vivido dai ricordi dei parrocchiani di Drusco, dove il sacerdote prestò servizio come arciprete per 40 anni.

Il percorso di Agostino, ragazzo vivacissimo di carattere e di ingegno, iniziò nel 1888 a Legnaro di Levanto, dove nacque e ben presto ricevette la chiamata di Dio a frate francescano.

Nel 1916, richiamato alle armi, fu inviato in Friuli col compito iniziale di prelevare la corrispondenza e distribuirla nell’ospedale ai reparti dislocati nella zona di Cervignano.

Fu tra i soldati che vissero la tragedia di Caporetto e seppe guadagnarsi sul campo la promozione, nel giugno 1918, a cappellano militare, ruolo che esercitò dapprima al 59° fanteria Brigata Calabria, andando così ad operare sul massiccio del Grappa durante le fasi salienti della Grande Guerra.

Sempre nel 1918 il suo destino lo portò ad incontrare un altro dei suoi grandi amori, il corpo degli Alpini.

In qualità di cappellano militare fu infatti assegnato al Battaglione Saluzzo del 2° reggimento e inviato in Albania dove si distinse per la grande forza di carattere, l’apertura mentale e il rispetto verso lo straniero e la sua religione.

Al termine della guerra chiese di essere inviato al Commissariato per la Cura e Onoranze alle salme dei caduti, ritrovandosi quindi ancora una volta ad operare tra Friuli e Veneto.

Questa sua attività giunse al culmine quando preparò le spoglie dei soldati tra le quali fu scelta la salma del Milite Ignoto poi tumulata nell’Altare della Patria a Roma.

La vita militare in guerra e l’aver indossato il cappello d’Alpino in qualche modo lo avevano cambiato e, una volta congedato, don Viviani scelse il sacerdozio.

A Drusco giunse nel 1930, dopo otto anni nella parrocchia di Selva di Cariseto, nel piacentino, e qui rimase fino alla sua morte avvenuta il 31 dicembre 1970.

Sotto la sua guida furono portate a compimento tante opere: l’attuale facciata della chiesa, la fusione delle campane, il battistero, il pavimento in marmo, le lesene, gli altari laterali, l’orologio del campanile.

Devoto alla Madonna della Guardia, organizzava abitualmente pellegrinaggi al suo santuario, a cui la partecipazione dei parrocchiani era sempre sentita e numerosa.

Con i suoi montanari seppe istaurare un rapporto speciale, interessandosi dei tanti problemi della comunità, dall’indigenza alla costruzione della strada carrozzabile.

Più volte gli fu offerto il trasferimento in parrocchie più importanti, ma egli rifiutò sempre per rimanere accanto a quei figli che la Provvidenza gli aveva affidato e accanto ai quali, da volontà testamentaria, volle essere seppellito nel cimitero di Drusco.

Il suo impegno come Alpino non cessò con il congedo, ma si concretizzò anche tra di noi con la fondazione del Gruppo Alpini Alta Val Ceno nel 1962, di cui andava orgogliosamente fiero.

Grande fu lo stupore dei partecipanti all’inaugurazione del gruppo quando furono accolti ad Anzola da spari di mortaretti e fucili per festeggiare la nascita del sodalizio.

Nell’ultimo periodo della sua vita, durante il quale amava spesso ricordare con gli amici episodi della Grande Guerra che lo videro protagonista, così come pure i suoi giorni da partigiano sulle nostre montagne, gli fu concesso l’onore della Medaglia e Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto, che ancora oggi sono un vanto per i veci e i bocia del gruppo.

Gli Alpini del Gruppo hanno voluto ricordare con una cerimonia il proprio fondatore e la figura di don Giuseppe Cavatorta, indimenticata guida spirituale di tante parrocchie dell’Alta Val Ceno scomparso da alcuni mesi.

La commemorazione, iniziata con la celebrazione della S. Messa presieduta da don Piero Lezoli e da don Alfonso Calamari nella chiesa parrocchiale di Drusco, si è conclusa al cimitero locale con la deposizione di un omaggio floreale sulle tombe dei due sacerdoti e con la lettura della Preghiera dell’Alpino.

Maria Elena Chiappari

Foto: Un momento della S.Messa a Drusco in ricordo di don Viviani e don CavatortaDon Agostino Viviani (104) Santa messa in ricordo

Foto: Don Agostino insieme alla parrocchiana più anzianaDon Agostino Viviani (103)

Foto: Don Agostino VivianiDon Agostino Viviani (101) Alpino

“L’Araldo della Madonna di San Marco” – (Bollettino mensile ORGANO della BASILICA SANTUARIO di BEDONIA – Anno 2011 – N. 1 – gennaio 2011) visibile nel sito www.unitapastoralealtavaltaroceno.it/

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